Il 3 ottobre 1965, ai piedi della Statua della Libertà, il presidente Lyndon Johnson firmò la legge che oggi conosciamo come Hart-Celler Act, ufficialmente "Immigration and Nationality Act Amendments of 1965" (Public Law 89-236). Era il completamento di una battaglia politica iniziata anni prima da John F. Kennedy con il suo libro "A Nation of Immigrants" (1958) e portata avanti dopo la sua morte da Johnson, dal senatore Philip Hart del Michigan e dal deputato Emanuel Celler di Brooklyn.

L'obiettivo dichiarato era abolire il sistema delle quote nazionali del 1924, riconosciuto come razzista e in palese contraddizione con il Civil Rights Act del 1964 firmato l'anno prima dallo stesso Johnson. L'effetto, nei decenni successivi, andò molto oltre le intenzioni dei legislatori: gli Stati Uniti si trasformarono nel più diverso paese del mondo occidentale, con flussi migratori che ribaltarono la geografia delle origini rispetto al primo Novecento.

Il sistema pre-1965: cosa l'Hart-Celler sostituì

Dal 1929 in poi il sistema delle National Origins aveva fissato quote annuali per Paese di origine basate sulla popolazione USA del 1920. Il risultato era un meccanismo apertamente discriminatorio:

Negli anni '50, però, gli USA dipendevano sempre più da meccanismi paralleli per aggirare le quote: il War Brides Act, il Displaced Persons Act, leggi private del Congresso (la famosa "private bill") per singoli casi. Le quote britanniche e tedesche restavano in gran parte inutilizzate, mentre le quote italiane e dell'Europa orientale erano oversubscribed con liste d'attesa decennali. Il sistema era ipocrita e cominciava a essere un imbarazzo internazionale, soprattutto nella competizione della Guerra Fredda con l'Unione Sovietica per "l'opinione del Terzo Mondo".

Cosa stabilì l'Hart-Celler

Le novità principali della legge del 1965, in vigore dal 1° luglio 1968:

  1. Abolizione delle quote nazionali. Niente più 65.000 per Gran Bretagna e 5.800 per Italia: tutti i Paesi dell'Eastern Hemisphere (Europa, Asia, Africa, Oceania) avevano accesso paritario.
  2. Tetto totale annuale: 170.000 visti per l'Eastern Hemisphere e (con l'introduzione del 1968) 120.000 per il Western Hemisphere (Americhe). Totale 290.000.
  3. Per-country cap del 7%: nessun singolo paese poteva ricevere più di 20.000 visti annui (il 7% di 290.000 = 20.300 circa, arrotondato a 20.000). Questa regola — ancora in vigore oggi — protegge la diversità delle origini.
  4. Sistema delle 7 categorie preference:
    • 1° preference (20%): figli adulti non sposati di cittadini USA;
    • 2° preference (20%): coniugi e figli minori non sposati di Lawful Permanent Resident;
    • 3° preference (10%): professionisti, scienziati, artisti di "exceptional ability";
    • 4° preference (10%): figli adulti sposati di cittadini USA;
    • 5° preference (24%): fratelli e sorelle di cittadini USA;
    • 6° preference (10%): lavoratori qualificati o non qualificati richiesti dal mercato del lavoro;
    • 7° preference (6%): rifugiati.
  5. Esenzione per Immediate Relatives di cittadini USA: coniugi, figli minori, genitori — senza quota e senza tetto (categoria ancora in vigore).

Il filo conduttore politico era la family reunification: il 74% dei visti (preference 1, 2, 4, 5) era riservato ai legami familiari con persone già negli USA. Solo il 20% andava ai lavoratori qualificati per merito (preference 3 e 6) e il 6% ai rifugiati.

Cosa pensavano i promotori

I sostenitori della legge — Johnson, Hart, Celler, ma anche Edward Kennedy che la difese al Senato — si aspettavano cambiamenti modesti. La logica era: chi era già negli USA aveva soprattutto parenti in Europa; quindi la family reunification avrebbe portato soprattutto europei. Le quote italiane e dell'Europa orientale, finalmente liberate, sarebbero state riempite. Gli USA sarebbero rimasti "europei" come prima, solo con un mix più equilibrato fra nord ed sud Europa.

Kennedy al Senato disse esplicitamente: "the bill will not flood our cities with immigrants. It will not upset the ethnic mix of our society. It will not relax the standards of admission. It will not cause American workers to lose their jobs". Tutte previsioni che si sarebbero rivelate molto distanti dalla realtà.

Cosa successe davvero

L'effetto Hart-Celler si dispiegò in tre ondate sovrapposte nei decenni successivi.

1965-1980: ondata residua europea + boom asiatico

Nei primi anni dopo la legge, gli italiani e gli irlandesi sfruttarono in effetti le quote precedentemente compresse: si registrano picchi di immigrazione italiana a fine anni '60 e nei primi anni '70 (la "seconda emigrazione" italiana, di profilo socio-economico più qualificato). Ma il vero fenomeno inatteso fu l'esplosione dell'immigrazione asiatica: cinesi, indiani, vietnamiti, coreani, filippini, pakistani arrivarono in numeri mai visti, sfruttando soprattutto la preference per professionisti qualificati. Negli anni '70 medici filippini e cinesi colmano carenze del sistema sanitario USA; ingegneri indiani affluiscono nelle università e nel nascente settore tech.

1980-2000: latinoamericani e diversificazione

L'immigrazione latinoamericana — soprattutto messicana — diventa dominante. Il flusso non avviene solo via quote (le quote per il Western Hemisphere erano comunque alte e in parte aggirate da overstay e da ingressi irregolari), ma fa diventare gli ispanici la prima minoranza etnica degli USA nel 2003, superando gli afroamericani.

2000-2026: globalizzazione completa

L'immigrazione si diversifica ulteriormente: africani sub-sahariani crescono significativamente, mediorientali, eurasiatici. Le città americane diventano poliglotte come mai prima. Nel 2026 una su sei persone negli USA è nata all'estero (record storico), e i nuovi cittadini provengono da oltre 200 Paesi.

L'effetto sulla composizione demografica

PeriodoEuropaAsiaAmericheAfrica
1960-1969~50%~7%~40%~1%
1970-1979~18%~34%~44%~2%
1980-1989~10%~37%~47%~3%
1990-1999~15%~31%~49%~4%
2000-2009~13%~32%~45%~7%
2010-2019~10%~37%~40%~10%

L'Europa, che fino al 1965 forniva oltre il 90% degli immigrati USA, scende a circa il 10% di flusso annuale nel decennio recente. L'Asia diventa la prima fonte di immigrazione regolare (>35%), seguita dalle Americhe. L'Africa, partita da numeri irrisori, cresce costantemente.

Le conseguenze impreviste

Hart-Celler fu pensato per la giustizia e finì per produrre una rivoluzione demografica. Tre meccanismi di amplificazione:

  1. Family chain migration: ogni nuovo cittadino USA poteva sponsorizzare i propri parenti (coniugi, figli, genitori, fratelli), che a loro volta sarebbero diventati cittadini e avrebbero potuto sponsorizzare ulteriori parenti. L'effetto compounding rese le comunità asiatiche e latinoamericane in crescita esponenziale.
  2. Differenziale di natalità: gli immigrati di prima generazione tendono ad avere tassi di natalità superiori alla media USA. La crescita per natalità delle comunità immigrate amplifica l'effetto delle migrazioni.
  3. Skilled vs unskilled bias: la preferenza per professionisti qualificati attrasse soprattutto da paesi con élites istruite in eccesso rispetto al mercato locale (Filippine, India, Iran negli anni '60-70), creando comunità altamente istruite e con grande mobilità economica negli USA.

Le modifiche successive

Il sistema Hart-Celler venne modificato (ma non sostituito) da diverse leggi successive:

L'impalcatura concettuale di Hart-Celler — quote per Paese, per-country cap, categorie family/employment, esenzione Immediate Relatives — resta sostanzialmente in vigore oggi nel 2026.

Il dibattito storico

Hart-Celler è oggi una legge molto discussa, da prospettive diverse:

Indipendentemente dalla valutazione, Hart-Celler è considerata una delle leggi più impattanti del XX secolo USA, secondo solo al Civil Rights Act dello stesso periodo per portata trasformativa.

Per gli italiani: l'effetto Hart-Celler

L'Italia smise di essere un "paese problema" per le quote USA. Da paese fortemente penalizzato (5.802 visti annui prima del 1965), passò a poter mandare fino a 20.000 visti annui dal 1968. Il flusso però non si materializzò mai pienamente: la quota italiana resta storicamente sotto-utilizzata, perché l'Italia degli anni '70 e '80 era ormai in pieno boom economico e la pressione migratoria era scemata. Oggi l'Italia non è oversubscribed in praticamente nessuna categoria EB o family preference. Per un italiano del 2026, il visa bulletin è quasi sempre "current".

Hart-Celler ha quindi avuto un effetto soprattutto simbolico per gli italo-americani: dimostrò che gli USA avevano riconosciuto come ingiuste le quote del 1924 e dato un risarcimento storico, anche se l'emigrazione di massa italiana era ormai un capitolo concluso.

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Domande frequenti

Perché Hart-Celler fu approvato proprio nel 1965?

Conflusero più fattori: il momentum del Civil Rights Act 1964, la presidenza di Johnson con maggioranza democratica al Congresso, la pressione internazionale della Guerra Fredda (le quote razziste erano un imbarazzo nel confronto con l'URSS), la lobby degli italo-americani e degli ebrei americani che chiedevano l'abolizione del sistema National Origins. Politicamente fu l'ultima delle "Great Society laws" di Johnson.

Perché i suoi sostenitori si sbagliarono così tanto sulle conseguenze?

Diverse ragioni: previdevano una immigrazione europea sotto-utilizzata che riempiisse i nuovi spazi, ma l'Europa era in piena ripresa economica e l'emigrazione si era ridotta; non considerarono la pressione dall'Asia e dall'America Latina, in piena transizione demografica e ineguaglianza con USA; sottostimavano l'effetto della family chain migration in popolazioni ad alta natalità.

Hart-Celler è ancora la legge fondamentale dell'immigrazione USA?

Strutturalmente sì: le categorie family-based, le quote per Paese, il per-country cap, l'esenzione Immediate Relatives sono tutti suoi. Modifiche successive (Immigration Act 1990, IIRIRA 1996) hanno ridisegnato le categorie EB e il sistema dei rifugiati, ma l'architettura è quella del 1965.

Perché Hart-Celler introdusse il per-country cap del 7%?

Per evitare che pochi Paesi monopolizzassero la quota totale. Ironicamente, oggi è proprio il per-country cap a creare le code enormi per indiani e cinesi nelle categorie EB: senza il cap, India e Cina otterrebbero una quota proporzionale alla loro domanda e i tempi sarebbero molto più rapidi per loro (a scapito di altri Paesi).

Cosa cambiò Hart-Celler per i lavoratori qualificati?

Creò due nuove preference (3° e 6°) per professionisti, scienziati, artisti e lavoratori qualificati, ma riservò loro solo il 20% delle quote. Le sponsorship con datore di lavoro divennero possibili sistematicamente, ponendo le basi per gli attuali H-1B e EB-2/EB-3.

L'attuale dibattito su "diversity visa" e "merit-based" deriva da Hart-Celler?

In parte sì. La Diversity Visa Lottery fu introdotta nel 1990 proprio come correttivo "anti-Hart-Celler", per favorire Paesi sottorappresentati nella migrazione recente verso gli USA. I dibattiti recenti su "skilled-based immigration" (in stile Canada/Australia) si oppongono al family-based che è il pilastro Hart-Celler.

Si può ancora vedere il testo originale di Hart-Celler?

Sì. Public Law 89-236 è interamente disponibile su govinfo.gov. È un testo di poche pagine, sorprendentemente conciso per l'impatto che ebbe.

Letture consigliate: Roger Daniels, "Guarding the Golden Door" (2004); Aristide Zolberg, "A Nation by Design" (2006); Margaret Sands Orchowski, "The Law That Changed the Face of America: The Immigration and Nationality Act of 1965" (2015).