Per quasi un secolo gli Stati Uniti avevano mantenuto frontiere sostanzialmente aperte agli europei: chi arrivava ad Ellis Island, superava la visita medica e dichiarava di non essere anarchico veniva ammesso. Con il Chinese Exclusion Act del 1882 si era introdotto il primo divieto razziale, ma riguardava una sola nazionalità. Gli italiani, gli irlandesi, i tedeschi, i polacchi, gli ebrei continuavano a entrare in milioni.

Negli anni dieci del Novecento, però, la pressione politica per "limitare l'immigrazione di tipo sbagliato" cresceva costantemente. Il "Dillingham Commission Report" del 1911, una commissione del Congresso che produsse 42 volumi di analisi, sostanzialmente sosteneva che l'immigrazione "old stock" (anglo-sassone, tedesca, scandinava) era stata positiva, mentre quella "new" (italiana, ebrea, slava) costituiva un problema per la coesione nazionale. La Prima Guerra Mondiale interruppe temporaneamente i flussi, ma alla fine del 1919, con il ritorno della pace, ripresero in modo vigoroso. Il Congresso decise di chiudere il rubinetto.

L'Emergency Quota Act del 1921

Approvato in fretta dal Congresso e firmato dal presidente Warren Harding il 19 maggio 1921, il Emergency Quota Act (Per Centum Law) introdusse per la prima volta un sistema di quote nazionali. La formula era semplice:

Ogni Paese poteva mandare in USA un numero di immigranti pari al 3% della popolazione di quel Paese residente negli USA secondo il censimento del 1910.

Risultato: una quota totale di circa 357.000 immigrati europei annui, contro l'incoercibile flusso del 1920 (430.000 dal solo Sud Europa). La quota italiana annuale fu fissata a circa 42.000, una drastica riduzione rispetto ai 200.000+ all'anno dei picchi precedenti.

L'Act fu pensato come "misura d'emergenza" temporanea, valida per un solo anno. Fu rinnovato annualmente, in attesa di una legge organica più dura. Quella legge arrivò tre anni dopo.

Il Johnson-Reed Act del 1924

Il 24 maggio 1924 il presidente Calvin Coolidge firmò il Immigration Act of 1924, noto come Johnson-Reed Act dai nomi dei due principali promotori (l'onorevole Albert Johnson della Camera e il senatore David Reed della Pennsylvania). Le sue caratteristiche principali:

  1. Quote nazionali ulteriormente ridotte: 2% della popolazione di ciascun Paese residente negli USA secondo il censimento del 1890 (non più 1910). Scegliendo il 1890 come base di calcolo, il Congresso ridusse drasticamente le quote per Italia, Polonia, Russia, Grecia, perché negli USA del 1890 c'erano molti meno italiani, polacchi, russi, greci che nel 1910.
  2. Quota italiana ridotta a 3.845 all'anno (poi rivista al rialzo a 5.802 nel 1929 con l'adozione del nuovo "National Origins System" basato sul censimento del 1920).
  3. Esclusione completa di immigrati dall'Asia (eccetto Filippine e Giappone, già regolati): un'estensione del Chinese Exclusion alla totalità dell'Asia.
  4. Esenzioni per coniugi e figli minori di cittadini USA, e per immigrazione dal Western Hemisphere (Canada, Messico, America Latina) che non era soggetta a quote.
  5. Introduzione del visto: per la prima volta gli immigranti dovevano ottenere un visto al consolato USA prima della partenza. Prima del 1924, l'ammissione si decideva all'arrivo. Da qui nasce il moderno sistema consolare USA.

La logica eugenetica

L'Act del 1924 non era una legge tecnica di controllo demografico: era un atto esplicitamente eugenetico e razzista. Il dibattito pubblico e le testimonianze parlamentari sono saturi di linguaggio sulla "qualità razziale" degli immigrati, sull'"inferiorità biologica" degli europei meridionali e orientali, sulla necessità di "preservare il carattere anglosassone" della nazione.

Il principale ideologo della politica eugenetica delle quote fu Madison Grant, autore del libro "The Passing of the Great Race" (1916), una delle opere più influenti del razzismo scientifico americano. Grant teorizzava una gerarchia razziale dove i "Nordici" (anglo-sassoni, scandinavi, tedeschi del nord) erano superiori agli "Alpini" (centro-europei) e ai "Mediterranei" (italiani, spagnoli, greci) e tutti superiori agli ebrei e ai semiti.

Le citazioni del dibattito al Congresso del 1924 sono di lettura disturbante: senatori e deputati parlavano apertamente di "purezza razziale", di "infusion of unassimilable stocks", di "italian breed". La conferma più scioccante venne anni dopo: nel processo di Norimberga, gli avvocati nazisti citarono il Johnson-Reed Act come uno dei modelli legali di riferimento per le leggi razziali tedesche.

L'effetto sull'Italia

Le quote ridussero l'immigrazione italiana di oltre il 95%. I numeri:

PeriodoImmigrazione italiana annua media
1900-1910 (picco)~204.000
1911-1920~111.000
1921 (Emergency Quota Act)~42.000 (quota)
1924 (Johnson-Reed)3.845
1929 (National Origins)5.802
1930-1965 (media)~5.000-15.000

Le conseguenze per le famiglie italiane già emigrate furono brutali. Chi era negli USA dovette aspettare anni o decenni per portare parenti rimasti in Italia, salvo i coniugi e i figli minori esenti dalla quota. Le rotte tradizionali di "andata e ritorno" si interruppero. Chi era a metà del progetto migratorio si trovò bloccato: o restare in Italia per sempre, o restare in USA per sempre.

La reazione italiana

Il governo italiano protestò ufficialmente. Il regime fascista appena salito al potere (Mussolini era primo ministro dal 1922) trasformò però rapidamente la narrativa: l'emigrazione era stata "lacrime e sangue", l'America aveva chiuso le porte, ora gli italiani potevano e dovevano restare in Italia "a costruire la nuova patria". Furono incentivati i rientri, fu glorificata la "terra natale", fu disincentivata l'emigrazione. Le quote americane, paradossalmente, servirono al fascismo per consolidare un'identità nazionale.

Le rimesse degli italo-americani — che fino al 1924 erano una fonte enorme di valuta estera per l'economia italiana — calarono progressivamente man mano che le generazioni successive si americanizzavano. L'Italia perse uno dei pochi "rubinetti" di liquidità verso il Mezzogiorno.

Il quadro completo nel 1929: National Origins System

Una sezione del Johnson-Reed Act prevedeva la transizione, entro il 1° luglio 1929, a un sistema definitivo chiamato National Origins System. La quota totale annua europea fu fissata a 150.000, distribuita non in base ai censimenti degli stranieri presenti, ma in base alle "origini nazionali" della popolazione USA secondo il censimento del 1920.

Il calcolo era complicato: per ogni cittadino USA, il sistema stimava le "origini" e le pesava nella quota. Risultato: la Gran Bretagna ottenne 65.721 visti annuali (43% del totale), la Germania 25.957 (17%), l'Irlanda 17.853 (12%), la Polonia 6.524 (4%), e l'Italia solo 5.802 (4%). Più dell'80% di tutte le quote era riservato all'Europa settentrionale.

Il sistema delle National Origins resterà in vigore per 36 anni, fino all'Hart-Celler Act del 1965 che lo abolì sostituendolo con il sistema delle categorie attuali (vedi articolo dedicato).

L'effetto storico

Le quote del 1921-1924-1929 produssero conseguenze profonde su tre livelli:

  1. Demografico: chiuse l'epoca della grande migrazione europea verso gli USA. Per quattro decenni, l'immigrazione fu un fenomeno marginale rispetto agli anni d'oro 1880-1920. Il paese cresceva quasi solo per natalità interna.
  2. Etnico: bloccò l'ingresso di milioni di italiani, ebrei, slavi che avrebbero altrimenti emigrato. Negli anni '30 e '40 questo divenne tragico: gli ebrei europei che cercarono di scappare dal nazismo trovarono porte chiuse anche negli USA, dove la quota tedesca era di poco superiore ai 25.000 annui e includeva tutti i tedeschi, non solo gli ebrei tedeschi.
  3. Geografico: spostò parte del flusso migratorio verso paesi non soggetti a quote: Argentina, Brasile, Australia, Canada. La diaspora italiana del primo Novecento si fece più "globale" proprio perché gli USA non erano più disponibili.

Critica e revisione storica

Le quote di Johnson-Reed sono oggi universalmente considerate un capitolo razzista e oscuro della storia USA. Il Congresso ha emesso scuse ufficiali per molti gruppi danneggiati: per i giapponesi internati durante la guerra, per gli italiani internati come "enemy aliens" durante la Seconda Guerra Mondiale, e per gli ebrei a cui fu negato l'asilo durante la Shoah. Per le quote del 1924 in generale non c'è mai stata una formale apologia, ma il sistema è stato esplicitamente identificato come ingiusto dal Hart-Celler Act 1965 stesso.

Il Johnson-Reed Act è studiato oggi come caso paradigmatico di come una politica migratoria possa essere costruita su pseudoscienza razziale e di come le conseguenze possano protrarsi per generazioni anche dopo l'abrogazione formale.

Approfondimenti correlati

Domande frequenti

Perché si scelse il censimento del 1890 come base?

Perché nel 1890 negli USA c'erano molti meno italiani, polacchi, russi, ebrei rispetto al 1910 o al 1920. Basando le quote sulla popolazione di etnie meridionali/orientali del 1890, il Congresso ne riduceva drasticamente l'accesso futuro. Fu una scelta esplicitamente discriminatoria, dichiarata come tale nei dibattiti parlamentari.

Le quote si applicavano anche ai paesi del Western Hemisphere?

No. Canada, Messico, America Latina erano esenti. Questo riflette in parte la pressione delle lobby agricole del sud-ovest USA (che dipendevano dal lavoro stagionale messicano) e il fatto che le anxietà eugenetiche del 1924 erano focalizzate sull'Europa orientale e meridionale, non sull'America Latina.

Le quote si applicavano agli stessi italiani arrivati in Italia ma cittadini di altri Paesi?

Il calcolo era per Paese di nascita, non per nazionalità. Un italiano nato in Argentina rientrava nella quota argentina (ma il Western Hemisphere era esente, quindi sarebbe entrato senza quota). Un italiano nato in Italia ma cittadino francese rientrava nella quota italiana.

Cosa successe agli italiani in viaggio quando fu approvato il Quota Act?

L'Emergency Quota Act del 1921 entrò in vigore con poco preavviso, e ci furono giorni di caos a Ellis Island con navi piene di italiani che superavano la quota mensile e venivano respinte. Il fenomeno fu così visibile che i mesi di "rush" prima delle nuove regole portarono a ondate concentrate di arrivi.

Esiste un rapporto fra Johnson-Reed e le leggi razziali fasciste?

Cronologicamente sì: il fascismo italiano introdusse leggi razziali nel 1938. Ideologicamente, gli accademici hanno tracciato influenze reciproche fra il razzismo scientifico americano degli anni '20 e quello europeo. Il legame più documentato è invece quello fra le leggi sulla cittadinanza statunitense degli anni '20 e le leggi naziste del 1935 (vedi James Whitman, "Hitler's American Model").

Quando furono effettivamente abolite le quote nazionali?

Con l'Hart-Celler Act del 1965, in vigore dal 1968. Sostituito il sistema delle quote per Paese con quello attuale delle categorie famiglia/lavoro/diversità.

Il Johnson-Reed Act è ancora citato negli USA?

Sì, sia in dibattiti storici che in dibattiti contemporanei sulle politiche di immigrazione. Viene comunemente usato come "monito negativo" da chi sostiene politiche aperte e come "modello" implicito da alcune frange restrittive che lo riscoprirebbero (raramente con esplicito riferimento alle componenti razziste).

Letture consigliate: Mae M. Ngai, "Impossible Subjects" (2004); Daniel Okrent, "The Guarded Gate" (2019); Roger Daniels, "Guarding the Golden Door" (2004). Per il dibattito parlamentare originale, il Congressional Record del 1924 è digitalizzato e ricercabile su congress.gov.