Storia dell'immigrazione negli Stati Uniti
Dalle prime colonie del 1607 al pluralismo post-1965, gli USA sono il primo Paese al mondo costruito sull'immigrazione. La sua storia non è una linea retta di accoglienza, ma un'alternanza di porte aperte e porte chiuse.
Per capire come funziona oggi l'immigrazione negli Stati Uniti — i visti, le green card, le quote, il sistema di preferenze familiari — bisogna conoscere le sei grandi fasi che hanno costruito il sistema attuale. Ogni grande legge dell'immigrazione (l'Immigration and Nationality Act del 1952, l'Hart-Celler del 1965, l'IRCA del 1986, l'IIRIRA del 1996) è la risposta politica a un'ondata migratoria specifica.
Questa pagina riassume le sei fasi. Per ciascuna trovi il link agli approfondimenti.
1. La fase coloniale (1607-1830)
L'immigrazione "americana" comincia con Jamestown, in Virginia, nel 1607. Le tredici colonie inglesi si popolano nei due secoli successivi soprattutto di inglesi, scozzesi, irlandesi del Nord (i cosiddetti Scotch-Irish), tedeschi e olandesi. A fianco di questi flussi volontari c'è il traffico schiavista: circa 388.000 africani vengono deportati nelle colonie britanniche del Nord America fra il XVII e il XIX secolo (cifra che cresce con la riproduzione interna).
In questa fase non esiste alcuna legge federale sull'immigrazione. Le colonie regolano da sole chi può entrare. Il Naturalization Act del 1790, una delle prime leggi del nuovo Congresso americano, stabilisce però chi può diventare cittadino: "qualunque persona libera bianca" residente da almeno due anni. Una definizione che escluderà non bianchi, donne sposate (in pratica) e schiavi per oltre un secolo.
2. La prima grande ondata: irlandesi e tedeschi (1830-1880)
Fra il 1830 e il 1880 arrivano negli Stati Uniti oltre 10 milioni di persone, soprattutto dall'Europa del Nord. Due gruppi dominano:
- Gli irlandesi, in fuga dalla Great Famine (1845-1852): la patata, cibo base, viene devastata da un fungo, oltre un milione di persone muore di fame e circa due milioni emigrano, soprattutto a Boston, New York e Filadelfia.
- I tedeschi, spinti dai fallimenti dei moti rivoluzionari del 1848 e dalla povertà rurale. Si insediano soprattutto nel Midwest — Cincinnati, Milwaukee, St. Louis.
È in questi anni che nasce la prima vera reazione nativista: il movimento Know Nothing degli anni 1850, anti-cattolico e anti-irlandese, che brevemente diventa il terzo partito americano. È anche l'epoca del Chinese Exclusion Act del 1882, la prima legge federale che vieta esplicitamente l'immigrazione di un intero gruppo etnico — i cinesi — e che resterà in vigore per sessant'anni.
3. La seconda grande ondata: italiani, ebrei, slavi (1880-1924)
È la fase che chiamiamo Great Wave: in 44 anni arrivano circa 25 milioni di persone, soprattutto dall'Europa meridionale e orientale. Italiani (oltre 4 milioni), ebrei ashkenaziti in fuga dai pogrom russi, polacchi, greci, ungheresi, slavi del sud. È l'epoca di Ellis Island, aperta nel 1892 nella baia di New York, che processerà oltre 12 milioni di nuovi arrivati prima della chiusura nel 1954.
Per l'Italia è il fenomeno migratorio più imponente della sua storia: nel solo 1907 partono per gli Stati Uniti 285.000 italiani, in larghissima parte dal Sud (Campania, Calabria, Sicilia, Abruzzo). Molti tornano — la "migrazione di ritorno" — ma milioni restano e costruiscono le Little Italy di New York, Boston, Filadelfia, Chicago, San Francisco.
Verso la fine di questa fase il sentimento nativista monta. La paura del "diluvio" porta a due leggi spartiacque:
- Emergency Quota Act del 1921: introduce per la prima volta quote annuali basate sulla nazionalità di origine.
- Immigration Act del 1924 (legge Johnson-Reed): rende permanenti le quote e le riduce drasticamente, calibrate sul censimento del 1890 — quando italiani ed europei orientali erano ancora pochi. Risultato: l'immigrazione dall'Italia crolla del 90% in pochi anni.
Il dato che spiega il '900: le quote del 1924 assegnavano agli italiani circa 5.800 ingressi all'anno, contro gli oltre 200.000 medi del decennio precedente. La porta si chiuse all'improvviso.
4. La lunga pausa: 1924-1965
Per quarant'anni il sistema delle quote nazionali blocca l'immigrazione di massa. Negli anni della Grande Depressione e della Seconda guerra mondiale gli ingressi crollano. Nel 1929 il sistema viene leggermente modificato (National Origins Formula) ma la logica resta: privilegiare gli europei del Nord.
In questo periodo nascono due eccezioni significative:
- Il Bracero Program (1942-1964), che porta milioni di lavoratori agricoli messicani negli Stati Uniti su base temporanea, per sopperire alla manodopera mancante durante la guerra. È la radice storica della grande presenza messicana negli USA di oggi.
- Il Displaced Persons Act del 1948, che permette l'ingresso fuori quota di centinaia di migliaia di profughi europei del dopoguerra.
Nel 1952 il Congresso codifica tutta la materia in un'unica legge: l'Immigration and Nationality Act (INA), nota anche come McCarran-Walter Act. È il testo che, emendato decine di volte, è ancora oggi il pilastro del diritto dell'immigrazione USA.
5. La svolta del 1965: Hart-Celler Act
Nel pieno della stagione dei diritti civili, il presidente Lyndon B. Johnson firma il 3 ottobre 1965, sotto la Statua della Libertà, l'Immigration and Nationality Act Amendments noto come Hart-Celler Act. La legge abolisce il sistema delle quote nazionali e lo sostituisce con un sistema basato su:
- Riunificazione familiare (la priorità più alta);
- Competenze professionali utili agli USA;
- Rifugio politico.
Nessuno, all'epoca, prevedeva il cambiamento demografico che ne sarebbe seguito. Gli oppositori temevano semmai che continuassero ad arrivare europei. Invece nei decenni successivi la geografia dell'immigrazione USA si sposta radicalmente verso Asia e America Latina: nel 2020 il primo paese di origine degli immigrati USA è il Messico, seguito da India, Cina e Filippine. L'Italia è scivolata fuori dalle prime trenta.
6. L'epoca contemporanea (1980-oggi)
Le quattro grandi tappe legislative dell'epoca contemporanea sono:
| Anno | Legge | Cosa cambia |
|---|---|---|
| 1980 | Refugee Act | Crea per la prima volta un sistema strutturato di asilo conforme alla Convenzione di Ginevra. |
| 1986 | IRCA (Reagan) | Concede l'amnistia a circa 3 milioni di irregolari e sanziona i datori di lavoro che assumono irregolari. |
| 1990 | Immigration Act | Aumenta i tetti annuali, crea le categorie di visto attuali (H-1B, EB-1/2/3/4/5, diversity visa). |
| 1996 | IIRIRA (Clinton) | Inasprisce le pene per chi viola le norme sull'immigrazione, introduce i bar di rientro di 3 e 10 anni. |
Dal 2001 in poi l'immigrazione viene riletta in chiave di sicurezza nazionale: nascono il Department of Homeland Security (2003) e le tre agenzie operative (USCIS, ICE, CBP) che gestiscono oggi rispettivamente le pratiche, l'enforcement interno e il confine.
Dal 2006 nessuna grande riforma è andata in porto. Il tentativo bipartisan del 2013 (Gang of Eight) è stato bloccato alla Camera. Il dibattito sulla riforma resta aperto.
Approfondimenti in questa sezione
- L'emigrazione italiana negli USA: numeri, geografia, ereditàQuattro milioni di italiani fra il 1880 e il 1924, da dove partivano e dove sono finiti.
- Cosa successe davvero a Ellis Islandin preparazioneIl mito, la realtà, e il vero motivo per cui pochi cognomi furono "americanizzati".
- Quota Acts 1921-1924: quando l'America chiuse le porte agli italianiLa logica eugenetica dietro le quote nazionali e i suoi effetti.
- Bracero Program (1942-1964): le radici della migrazione messicanain preparazioneCome un programma di guerra ha plasmato la demografia di oggi.
- L'Hart-Celler Act del 1965 spiegato benein preparazioneLa riforma che ha cambiato il volto demografico degli Stati Uniti.
- Cronologia completa dell'immigrazione USAin preparazioneTutte le date che contano, dal 1607 al 2026.
Domande frequenti
Quanti italiani sono emigrati negli Stati Uniti?
Fra il 1880 e il 1924 arrivarono negli USA circa 4,1 milioni di italiani, in larga parte dal Mezzogiorno. È la più grande emigrazione italiana di sempre verso un singolo Paese. Dopo le quote del 1924 il flusso crollò del 90% e non riprese mai più ai livelli precedenti.
Quando finì il sistema delle quote nazionali?
Nel 1965, con l'Hart-Celler Act firmato da Lyndon B. Johnson, che abolì le quote basate sul Paese di origine e introdusse il sistema attuale fondato su riunificazione familiare, competenze professionali e asilo.
Ellis Island è ancora aperta?
Come centro di processamento immigrati no, chiuse nel 1954. Oggi è un museo gestito dal National Park Service ed è visitabile insieme alla Statua della Libertà.
Da quale Paese arriva oggi il maggior numero di immigrati negli USA?
Dal Messico, seguito da India, Cina e Filippine. L'Europa, che dominava i flussi fino al 1924, oggi rappresenta una quota minoritaria degli ingressi annuali.
Vuoi approfondire le leggi? Vai alla pillar sull'Immigration and Nationality Act per capire come le riforme del '900 si sono stratificate fino al diritto attuale.